Scritto per massimo il feb 14, 2009 in
Tutorial,
revit
Con questo articolo finisce il nostro primo tutorial. Nell’invitarvi a tornare a trovarci la settimana prossima, vi chiediamo le vostre impressioni sulll’articolo appena pubblicato…..
a.m.
Rielaborazione personale ad opera dell’Arch. Massimo Montagnini,
di un tutorial a firma di Massimo Campari apparso
sul mensile Computer Grafica numero 58 (http://www.imagonet.it)
(c) 2007, Imago Edizioni tutti i diritti riservati
Per gentile concessione dell’Editore.

Si procede di nuovo al disegno di una basculla (si modifica quella finora disegnata), avendo cura di preselezionare come piano di lavoro proprio quella linea di riferimento che si comporterà a tutti gli effetti come un piano di riferimento, la selezione sarà facile dal pick plane, selezionando con un clik la linea stessa.

Si passa a modellare la nuova basculla, alleggerendo l’estrusione.

Si procede ora a copiare specularmene – selezionando l’apposito comando – la nuova estrusione della basculla facendo attenzione di selezionare la nuova linea di riferimento. Sopra si apprezza la vista 3D del risultato ottenuto.

Che ora sarà finalmente interattiva, infatti sarà sufficiente orientare con un nuovo angolo la linea di riferimento per ottenere una nuova posizione del modello.

Di nuovo si conclude il modello aggiungendo il piano captante sommatale, anch’esso godrà di questa interattività per essere stato generato da un rettangolo estruso a partire dalla stessa linea di riferimento che di fatto è un dietro geometrico a 3 piani coniugati.

Di nuovo si conclude il modello aggiungendo il piano captante sommatale, anch’esso godrà di questa interattività per essere stato generato da un rettangolo estruso a partire dalla stessa linea di riferimento che di fatto è un dietro geometrico a 3 piani coniugati.

Ultimo passo è rendere interattivo l’intero modello e di consentirne un’autonomia comportamentale quale oggetto di libreria da usare in un progetto. Il primo passo è costruire un sistema di controllo geometrico congruente, nel nostro caso un angolo compreso tra il piano d’appoggio e l’anglolo d’inclinazione del pannello captante.

Il secondo passo consiste ne trasformare la quota fissa in un parametro di controllo (o se preferite, variabile di sistema).

Il terzo è assegnare, grazie all’apposito box, le condizioni di collocazione (in qualità di organizzazione dei dati) e di stabilire se il grado di variabilità riguarderà il singolo individuo o l’intera famiglia; essendo immaginabile che un campo di pannelli captanti debba avere un grado di autonomia locale molto evoluto si preferisce lasciare tale libertà ad ogni singola istanza.

Ultimo passo, non obbligatorio ma ontologicamente corretto, è assegnare un range standard (posizione di partenza) da cui poi, eventualmente attivare una varianza locale, questo inoltre dischiude l’intero universo delle possibilità di programmazione tramite formule dei sistemi di controllo che potrebbero permetterci, ad esempio, di costruire piccoli algoritmi che autorientano i pannelli in base alla collocazione progettuale, si tratterebbe sostanzialmente di una complicatissima formula di calcolo angolare. S’imposta comunque un valore standard di 20° poiché questa è, alle nostre latitudini, la pendenza che garantisce il massimo apporto energetico giornaliero. Il risultato della trasformazione di una semplice quota angolare fissa in parametro è ora ben evidente nell’architettura a video della stessa.

Il modello, anzi la famiglia “Torre Solare Parametrica” è finalmente pronta, la si può caricare in un progetto ed utilizzarla, oppure, la si può salvare in una libreria apposita, in modo da utilizzarla successivamente.

Un esempio, banale e forzato, di collocazione a differente orientamento delle torri nel progetto. Si può fare meglio, non soltanto perché così è il motto di ogni buon progettista, ma anche perché la parametrica interattiva del sistema permette di modificare parte o tutto della famiglia creata senza perdere ne le sue qualità comportamentali intrinseche ne le condizioni di collocazione e collaborazione all’interno del progetto finale.

Notare le differenti angolazioni dei pannelli captanti

Vista prospettica del campo “Torre Solare Parametrica”.
Tags: BIM, energia solare, revit, Sole Costa, torre solare parametrica
Scritto per massimo il feb 6, 2009 in
Tutorial,
revit
Ed eccoci al secondo appuntamento di tre sulla “Torre Solare Parametrica” e Revit…..buona lettura e alla settimana prossima!
a.m.
Rielaborazione personale ad opera dell’Arch. Massimo Montagnini,
di un tutorial a firma di Massimo Campari apparso
sul mensile Computer Grafica numero 58 (http://www.imagonet.it)
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Per gentile concessione dell’Editore.
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Fig.21 Il processo arriva verso la conclusione, aggiungendo una nuova estrusione: il pannello captante, che per semplicità è stato ridotto ad un parallelepipedo a base rettangolare collocato in sommità alle basculle.
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Fig. 22 Fin qui il modello ha seguito un percorso ideativo dove la componente più spinta era quella definita “attiva” cioè ogni azione di disegno e modellazione aveva una capacità di collegarsi secondo un principio “collaborativi” e logico, utile alla costruzione di un modello, già grande passo, se confrontato a prassi di modellazione passiva e supina conosciute in altri ambiti. l risultato è la semplice rotazione dell’oggetto, ma è una rotazione priva di coscienza logica, per cui l’oggetto viene semplicemente disarticolato, come un manichino, in una posizione.
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Fig. 23 Si aggiunge allora un piano di riferimento apposito, definito col nome di ZENIT, che deve fare da supporto alla nuova articolazione. Il problema si pone però nel caso in cui si voglia aggiungere alla nostra Torre Solare un “valore” di orientabilità. In tal caso l’assenza di sistemi di controllo collaboranti (reattivi) rende impossibile la “trasformazione” dell’oggetto senza una sua riconfigurazione, sebbene minima. In questo caso, si tenta, per prova di ruotare una delle basculle modellate. L’attivazione del vincolo è evidente, infatti traslando verso l’alto il piano di riferimento ZENIT la forma della basculla segue la nuova condizione di controllo, questo è un primo evidente livello di “reattività” del modello.
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Fig. 24 Il problema ora, è dato solo dalla natura stessa del controllo introdotto; il piano di riferimento “ZENIT” è dotato di regola, anche dal punto di vista rappresentativo e geometrico-matematico, che obbligano a seguire complesse procedure di attivazione, sola condizione che può scatenare la reattività cercata. In questo caso per ottenere una basculla oscillante occorrerà selezionare il piano “ZENIT” in modo idoneo.

Fig.25 Passare poi alla vista su cui si vuole attivare la rotazione, dunque attivare l’azione desiderata, la rotazione appunto. Su questa andrà ulteriormente definito il perno di rotazione, collocato per default sull’origine del sistema di piani fondamentali (fronte/retro e destra/sinistra).

Fig. 26 Impostare graficamente o numericamente un angolo di rotazione. Ottenere infine la rotazione desiderata.

Fig. 27 Tutta questa procedura mette bene in evidenza che la logica della reattività, per quanto sia già un passo avanti rispetto ai sistemi passivi, prevede comunque una sequenza d’”istruzione” ed una presenza di “supervisione” e coordinamento affinché il processo reagisca dentro i termini definiti e secondo le finalità preposte. Il controllo e la supervisione sono infatti i due principi che derivano dall’assenza di una “coscienza” dell’oggetto di se stesso e dell’ambiente in cui è posto, oltre, ovviamente, che dagli altri oggetti ad esso collegati. In Revit Architecture questo terzo, ed ultimo livello evolutivo si realizza utilizzando un nuovo sistema di vincolo chiamato “linea di riferimento” che permette di creare condizionamenti di comportamento simili ai piani di riferimento, ma che per visibilità e congruenza consente di agire in ogni posizione del sistema.

Fig. 28 S’introduce una linea di riferimento nello spazio del modello in modo baricentrico alla rotazione di una delle basculle. Collocarla assialmente alla cerniera e sul punto di perno, questo determina una logica di auto percezione spaziale e vincolare del sistema linea di riferimento sul modello.

Fig. 29 Già si può notare l’efficacia e la rapidità di selezione e la rapidità di selezione e la possibilità di assegnare valori di rotazione ben centrati ed anche numericamente corretti.

Fig. 30 In fondo è lo stesso principio, ed in realtà lo stesso comando aggiunto come valore parametrico alle porte di Revit già dalla versione 9 del software.
Tags: BIM, energia solare, revit, Sole Costa, torre solare parametrica
Scritto per massimo il feb 1, 2009 in
Tutorial,
revit
Con l’articolo sulla costruzione di una “Torre Solare Parametrica” si inaugura la stagione dei tutorial del nostro blog. L’onore tocca all’Arch. Massimo Montanini, con un articolo su uno dei prodotti di punta di Autodesk: Revit. Quello che state per leggere è il primo di una serie di tre articoli che usciranno a cadenza settimanale. Se l’argomento vi interessa, vi ricordiamo che all’indirizzo http://www.solecosta.com/workshop2.htm potrete trovare le date dei workshop gratuiti che il Sole Costa Studio terrà su Revit. Buona lettura.
a.m.
Rielaborazione personale ad opera dell’Arch. Massimo Montagnini,
di un tutorial a firma di Massimo Campari apparso
sul mensile Computer Grafica numero 58 (http://www.imagonet.it)
(c) 2007, Imago Edizioni tutti i diritti riservati
Per gentile concessione dell’Editore.
Lo scopo di questo Tutorial è di meglio comprendere le potenzialità del BIM (Building Information Modeling); comprendere come un modello 3D da passibo possa, con semplici passaggi, produrre una struttura di controllo che definisca una “reattività” del modello stesso. Successivamente si arriverà a far diventare il modello “interattivo”, infatti sarà sufficiente modificare aluni parametri per ottenere nuove posizioni del modello.
Questa interattività parametrica permette di modificare parte o tutto della famiglia “Torre Solare Parametrica”, creata senza perdere ne le sue qualità comportamentali intrinseche ne le condizioni di collocazione e di collaborazione all’interno del progetto finale

- Fig. 1. La creazione di un nuovo oggetto “famiglia” è il viatico per attivare strutture di controllo e/o interattive. La scelta del tipo di “famiglia” ricade su quelle di tipo “equipaggiamenti speciali, volendo realizzare una Torre Solare da collocare poi in futuri progetti. File>Nuovo>Famiglia>Modello Generico>Modello generico metrico.rft

- Fig. 2. Il primo impatto col “modello di famiglia” degli oggetti di Revit è data dai piani di riferimento che funzionano tanto come sistemi di controllo costruttivo che di gestione delle strutture in esse collocate. La realizzazione di un solido per estrusione. Si disegna sul riferimento di quota base un semi profilo delle dimensioni volute; le quote sono state aggiunte solo per conferire un senso alle proporzioni adottate. BP>Solidi>Estrusione…

- Fig. 3 e 4. Variare l’unità di misura, possibile in ogni momento del software. Si completa la seconda semimetà grazie al comando specchia (barra in alto delle funzioni principali.

- fig 4

- Fig. 5. Il modello 3D definito su un’altezza generica è pronto per le successive elaborazioni. Grazie al richiamo rapido della vista 3D è possibile vedere la traccia di estrusione pronta sul piano di riferimento alla creazione del relativo modello 3D.

- Fig. 6. Attraverso il richiamo delle proprietà di estrusione è possibile definire in modo preciso l’altezza dell’elemento.

- fig 7

- fig 8

- Fig. 7, 8 e 9 (Sopra). Volendo realizzare un profilo rastremato si aggiunge un volume di sottrazione al modello appena completato. Questo è in realtà un parallelepipedo trapezio che viene realizzato a partire da un piano laterale, a tale scopo si rende attivo il piano di riferimento “destro/sinistro”.

- Fig. 10. Si passa alla costruzione della cerniera di orientamento del pannello captante, anch’essa viene costruita come profilo a partire da un piano laterale (stesse modalità del precedente), il foro è integrato semplicemente come ulteriore sagoma di profilatura, similmente a tecnologie quali Inventor, o Catia.

- Fig. 11. L’estrusione risultante è ancora una volta abbondante rispetto alle grandezze volute, si sarebbe potuto operare sul relativo box numerico di controllo, si preferisce invece regolare l’eventuale esubero graficamente (maniglie blu) per arrivare non solo a dimensionare in modo corretto l’estensione sul profilato, ma per bloccare (lucchetto di controllo) a questa nuova estensione l’oggetto.

- Fig. 12. Anche in questo caso un alleggerimento strutturale è possibile grazie all’introduzione di un parallelepipedo di sottrazione posto in simmetria rispetto alle ali della cerniera.

- fig13

Fig. 13 e 14. Ancora una componente viene aggiunta al sistema, si tratta del perno di rotazione; stessa prassi: prima creazione dell’oggetto estruso, poi ridimensionamento e vincolo alla grandezza di profilatura.

Fig. 15. Vista 3D in modalità stile grafica modello Wireframe.

fig. 16. La realizzazione di una delle basculle di orientamento del pannello parte dall’offset della cerniera e si completa tramite l’introduzione di ulteriori grafie che ne definiscono il profilo.

Fig. 17. Si cambia piano di lavoro specificando “per nome” il piano livello di rif. Aprendo successivamente una vista appropriata in modo da avere un disegno parallelo allo schermo. Col tasto destro scegliamo di aprire la proprietà della vista e nella sezione parametri di istanza in estensioni scegliamo intervallo di visualizzazione e premere modifica; nell’intervallo primario, nella parte superiore inserire 400 cm. e come piano di taglio inserire 390 cm.

Fig. 18. Si procede poi nel posizionare la basculla sul lato sinistro della cerniera e successivamente nello specchiare la stessa rispetto al piano di riferimento Centro (Sinistra/Destra).

Fig. 19. Si seleziona il perno centrale che funge da cerniera e lo si allinea alle due basculle bloccando i lucchetti.

Fig. 20. Risultato finale.
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