Scritto per massimo il feb 14, 2009 in
Tutorial,
revit
Con questo articolo finisce il nostro primo tutorial. Nell’invitarvi a tornare a trovarci la settimana prossima, vi chiediamo le vostre impressioni sulll’articolo appena pubblicato…..
a.m.
Rielaborazione personale ad opera dell’Arch. Massimo Montagnini,
di un tutorial a firma di Massimo Campari apparso
sul mensile Computer Grafica numero 58 (http://www.imagonet.it)
(c) 2007, Imago Edizioni tutti i diritti riservati
Per gentile concessione dell’Editore.

Si procede di nuovo al disegno di una basculla (si modifica quella finora disegnata), avendo cura di preselezionare come piano di lavoro proprio quella linea di riferimento che si comporterà a tutti gli effetti come un piano di riferimento, la selezione sarà facile dal pick plane, selezionando con un clik la linea stessa.

Si passa a modellare la nuova basculla, alleggerendo l’estrusione.

Si procede ora a copiare specularmene – selezionando l’apposito comando – la nuova estrusione della basculla facendo attenzione di selezionare la nuova linea di riferimento. Sopra si apprezza la vista 3D del risultato ottenuto.

Che ora sarà finalmente interattiva, infatti sarà sufficiente orientare con un nuovo angolo la linea di riferimento per ottenere una nuova posizione del modello.

Di nuovo si conclude il modello aggiungendo il piano captante sommatale, anch’esso godrà di questa interattività per essere stato generato da un rettangolo estruso a partire dalla stessa linea di riferimento che di fatto è un dietro geometrico a 3 piani coniugati.

Di nuovo si conclude il modello aggiungendo il piano captante sommatale, anch’esso godrà di questa interattività per essere stato generato da un rettangolo estruso a partire dalla stessa linea di riferimento che di fatto è un dietro geometrico a 3 piani coniugati.

Ultimo passo è rendere interattivo l’intero modello e di consentirne un’autonomia comportamentale quale oggetto di libreria da usare in un progetto. Il primo passo è costruire un sistema di controllo geometrico congruente, nel nostro caso un angolo compreso tra il piano d’appoggio e l’anglolo d’inclinazione del pannello captante.

Il secondo passo consiste ne trasformare la quota fissa in un parametro di controllo (o se preferite, variabile di sistema).

Il terzo è assegnare, grazie all’apposito box, le condizioni di collocazione (in qualità di organizzazione dei dati) e di stabilire se il grado di variabilità riguarderà il singolo individuo o l’intera famiglia; essendo immaginabile che un campo di pannelli captanti debba avere un grado di autonomia locale molto evoluto si preferisce lasciare tale libertà ad ogni singola istanza.

Ultimo passo, non obbligatorio ma ontologicamente corretto, è assegnare un range standard (posizione di partenza) da cui poi, eventualmente attivare una varianza locale, questo inoltre dischiude l’intero universo delle possibilità di programmazione tramite formule dei sistemi di controllo che potrebbero permetterci, ad esempio, di costruire piccoli algoritmi che autorientano i pannelli in base alla collocazione progettuale, si tratterebbe sostanzialmente di una complicatissima formula di calcolo angolare. S’imposta comunque un valore standard di 20° poiché questa è, alle nostre latitudini, la pendenza che garantisce il massimo apporto energetico giornaliero. Il risultato della trasformazione di una semplice quota angolare fissa in parametro è ora ben evidente nell’architettura a video della stessa.

Il modello, anzi la famiglia “Torre Solare Parametrica” è finalmente pronta, la si può caricare in un progetto ed utilizzarla, oppure, la si può salvare in una libreria apposita, in modo da utilizzarla successivamente.

Un esempio, banale e forzato, di collocazione a differente orientamento delle torri nel progetto. Si può fare meglio, non soltanto perché così è il motto di ogni buon progettista, ma anche perché la parametrica interattiva del sistema permette di modificare parte o tutto della famiglia creata senza perdere ne le sue qualità comportamentali intrinseche ne le condizioni di collocazione e collaborazione all’interno del progetto finale.

Notare le differenti angolazioni dei pannelli captanti

Vista prospettica del campo “Torre Solare Parametrica”.
Tags: BIM, energia solare, revit, Sole Costa, torre solare parametrica
Scritto per massimo il feb 6, 2009 in
Tutorial,
revit
Ed eccoci al secondo appuntamento di tre sulla “Torre Solare Parametrica” e Revit…..buona lettura e alla settimana prossima!
a.m.
Rielaborazione personale ad opera dell’Arch. Massimo Montagnini,
di un tutorial a firma di Massimo Campari apparso
sul mensile Computer Grafica numero 58 (http://www.imagonet.it)
(c) 2007, Imago Edizioni tutti i diritti riservati
Per gentile concessione dell’Editore.
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Fig.21 Il processo arriva verso la conclusione, aggiungendo una nuova estrusione: il pannello captante, che per semplicità è stato ridotto ad un parallelepipedo a base rettangolare collocato in sommità alle basculle.
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Fig. 22 Fin qui il modello ha seguito un percorso ideativo dove la componente più spinta era quella definita “attiva” cioè ogni azione di disegno e modellazione aveva una capacità di collegarsi secondo un principio “collaborativi” e logico, utile alla costruzione di un modello, già grande passo, se confrontato a prassi di modellazione passiva e supina conosciute in altri ambiti. l risultato è la semplice rotazione dell’oggetto, ma è una rotazione priva di coscienza logica, per cui l’oggetto viene semplicemente disarticolato, come un manichino, in una posizione.
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Fig. 23 Si aggiunge allora un piano di riferimento apposito, definito col nome di ZENIT, che deve fare da supporto alla nuova articolazione. Il problema si pone però nel caso in cui si voglia aggiungere alla nostra Torre Solare un “valore” di orientabilità. In tal caso l’assenza di sistemi di controllo collaboranti (reattivi) rende impossibile la “trasformazione” dell’oggetto senza una sua riconfigurazione, sebbene minima. In questo caso, si tenta, per prova di ruotare una delle basculle modellate. L’attivazione del vincolo è evidente, infatti traslando verso l’alto il piano di riferimento ZENIT la forma della basculla segue la nuova condizione di controllo, questo è un primo evidente livello di “reattività” del modello.
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Fig. 24 Il problema ora, è dato solo dalla natura stessa del controllo introdotto; il piano di riferimento “ZENIT” è dotato di regola, anche dal punto di vista rappresentativo e geometrico-matematico, che obbligano a seguire complesse procedure di attivazione, sola condizione che può scatenare la reattività cercata. In questo caso per ottenere una basculla oscillante occorrerà selezionare il piano “ZENIT” in modo idoneo.

Fig.25 Passare poi alla vista su cui si vuole attivare la rotazione, dunque attivare l’azione desiderata, la rotazione appunto. Su questa andrà ulteriormente definito il perno di rotazione, collocato per default sull’origine del sistema di piani fondamentali (fronte/retro e destra/sinistra).

Fig. 26 Impostare graficamente o numericamente un angolo di rotazione. Ottenere infine la rotazione desiderata.

Fig. 27 Tutta questa procedura mette bene in evidenza che la logica della reattività, per quanto sia già un passo avanti rispetto ai sistemi passivi, prevede comunque una sequenza d’”istruzione” ed una presenza di “supervisione” e coordinamento affinché il processo reagisca dentro i termini definiti e secondo le finalità preposte. Il controllo e la supervisione sono infatti i due principi che derivano dall’assenza di una “coscienza” dell’oggetto di se stesso e dell’ambiente in cui è posto, oltre, ovviamente, che dagli altri oggetti ad esso collegati. In Revit Architecture questo terzo, ed ultimo livello evolutivo si realizza utilizzando un nuovo sistema di vincolo chiamato “linea di riferimento” che permette di creare condizionamenti di comportamento simili ai piani di riferimento, ma che per visibilità e congruenza consente di agire in ogni posizione del sistema.

Fig. 28 S’introduce una linea di riferimento nello spazio del modello in modo baricentrico alla rotazione di una delle basculle. Collocarla assialmente alla cerniera e sul punto di perno, questo determina una logica di auto percezione spaziale e vincolare del sistema linea di riferimento sul modello.

Fig. 29 Già si può notare l’efficacia e la rapidità di selezione e la rapidità di selezione e la possibilità di assegnare valori di rotazione ben centrati ed anche numericamente corretti.

Fig. 30 In fondo è lo stesso principio, ed in realtà lo stesso comando aggiunto come valore parametrico alle porte di Revit già dalla versione 9 del software.
Tags: BIM, energia solare, revit, Sole Costa, torre solare parametrica
Scritto per massimo il feb 1, 2009 in
Tutorial,
revit
Con l’articolo sulla costruzione di una “Torre Solare Parametrica” si inaugura la stagione dei tutorial del nostro blog. L’onore tocca all’Arch. Massimo Montanini, con un articolo su uno dei prodotti di punta di Autodesk: Revit. Quello che state per leggere è il primo di una serie di tre articoli che usciranno a cadenza settimanale. Se l’argomento vi interessa, vi ricordiamo che all’indirizzo http://www.solecosta.com/workshop2.htm potrete trovare le date dei workshop gratuiti che il Sole Costa Studio terrà su Revit. Buona lettura.
a.m.
Rielaborazione personale ad opera dell’Arch. Massimo Montagnini,
di un tutorial a firma di Massimo Campari apparso
sul mensile Computer Grafica numero 58 (http://www.imagonet.it)
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Per gentile concessione dell’Editore.
Lo scopo di questo Tutorial è di meglio comprendere le potenzialità del BIM (Building Information Modeling); comprendere come un modello 3D da passibo possa, con semplici passaggi, produrre una struttura di controllo che definisca una “reattività” del modello stesso. Successivamente si arriverà a far diventare il modello “interattivo”, infatti sarà sufficiente modificare aluni parametri per ottenere nuove posizioni del modello.
Questa interattività parametrica permette di modificare parte o tutto della famiglia “Torre Solare Parametrica”, creata senza perdere ne le sue qualità comportamentali intrinseche ne le condizioni di collocazione e di collaborazione all’interno del progetto finale

- Fig. 1. La creazione di un nuovo oggetto “famiglia” è il viatico per attivare strutture di controllo e/o interattive. La scelta del tipo di “famiglia” ricade su quelle di tipo “equipaggiamenti speciali, volendo realizzare una Torre Solare da collocare poi in futuri progetti. File>Nuovo>Famiglia>Modello Generico>Modello generico metrico.rft

- Fig. 2. Il primo impatto col “modello di famiglia” degli oggetti di Revit è data dai piani di riferimento che funzionano tanto come sistemi di controllo costruttivo che di gestione delle strutture in esse collocate. La realizzazione di un solido per estrusione. Si disegna sul riferimento di quota base un semi profilo delle dimensioni volute; le quote sono state aggiunte solo per conferire un senso alle proporzioni adottate. BP>Solidi>Estrusione…

- Fig. 3 e 4. Variare l’unità di misura, possibile in ogni momento del software. Si completa la seconda semimetà grazie al comando specchia (barra in alto delle funzioni principali.

- fig 4

- Fig. 5. Il modello 3D definito su un’altezza generica è pronto per le successive elaborazioni. Grazie al richiamo rapido della vista 3D è possibile vedere la traccia di estrusione pronta sul piano di riferimento alla creazione del relativo modello 3D.

- Fig. 6. Attraverso il richiamo delle proprietà di estrusione è possibile definire in modo preciso l’altezza dell’elemento.

- fig 7

- fig 8

- Fig. 7, 8 e 9 (Sopra). Volendo realizzare un profilo rastremato si aggiunge un volume di sottrazione al modello appena completato. Questo è in realtà un parallelepipedo trapezio che viene realizzato a partire da un piano laterale, a tale scopo si rende attivo il piano di riferimento “destro/sinistro”.

- Fig. 10. Si passa alla costruzione della cerniera di orientamento del pannello captante, anch’essa viene costruita come profilo a partire da un piano laterale (stesse modalità del precedente), il foro è integrato semplicemente come ulteriore sagoma di profilatura, similmente a tecnologie quali Inventor, o Catia.

- Fig. 11. L’estrusione risultante è ancora una volta abbondante rispetto alle grandezze volute, si sarebbe potuto operare sul relativo box numerico di controllo, si preferisce invece regolare l’eventuale esubero graficamente (maniglie blu) per arrivare non solo a dimensionare in modo corretto l’estensione sul profilato, ma per bloccare (lucchetto di controllo) a questa nuova estensione l’oggetto.

- Fig. 12. Anche in questo caso un alleggerimento strutturale è possibile grazie all’introduzione di un parallelepipedo di sottrazione posto in simmetria rispetto alle ali della cerniera.

- fig13

Fig. 13 e 14. Ancora una componente viene aggiunta al sistema, si tratta del perno di rotazione; stessa prassi: prima creazione dell’oggetto estruso, poi ridimensionamento e vincolo alla grandezza di profilatura.

Fig. 15. Vista 3D in modalità stile grafica modello Wireframe.

fig. 16. La realizzazione di una delle basculle di orientamento del pannello parte dall’offset della cerniera e si completa tramite l’introduzione di ulteriori grafie che ne definiscono il profilo.

Fig. 17. Si cambia piano di lavoro specificando “per nome” il piano livello di rif. Aprendo successivamente una vista appropriata in modo da avere un disegno parallelo allo schermo. Col tasto destro scegliamo di aprire la proprietà della vista e nella sezione parametri di istanza in estensioni scegliamo intervallo di visualizzazione e premere modifica; nell’intervallo primario, nella parte superiore inserire 400 cm. e come piano di taglio inserire 390 cm.

Fig. 18. Si procede poi nel posizionare la basculla sul lato sinistro della cerniera e successivamente nello specchiare la stessa rispetto al piano di riferimento Centro (Sinistra/Destra).

Fig. 19. Si seleziona il perno centrale che funge da cerniera e lo si allinea alle due basculle bloccando i lucchetti.

Fig. 20. Risultato finale.
Tags: BIM, energia solare, revit, Sole Costa, torre solare parametrica
Scritto per Carla il gen 25, 2009 in
Finanziamenti,
Il Sole Costa
E’ possibile trovare un lavoro che piace?
Il problema oggi è che le persone fanno spesso un lavoro che non piace. Questo crea insoddisfazione e tutto ciò si accompagna di solito anche ad una inadeguatezza dei compensi.
Ma in questo mercato il lavoro c’è: il problema è che nessuno in genere ti mostra come andarlo a trovare. Fino a 35 anni fa era il lavoro che veniva da te: occupazioni semplici (muratore, ragioniere, operaio, commesso) erano semplici da avere, dopo la scuola. Oggi le professioni sono molteplici, offrono grandi opportunità, ma la gente, e soprattutto i giovani, non lo sanno. Cercano tutti gli stessi lavori, possibilmente con contratto a tempo indeterminato.
Oggi la formazione ti permette di specializzarti nel settore di tuo interesse. Fare formazione significa acquisire competenze reali, mirate a raggiungere una concreta capacità lavorativa nel settore in cui si vuole entrare.
Ma, come formarsi se si è disoccupati e quindi senza soldi?
Facendo corsi personalizzati, finalizzati ad apprendere realmente delle competenze e conoscenze che permettono di essere appetibili nel mondo del lavoro perché specializzarsi ora è veramente indispensabile.
Cosa sono i Voucher?
I voucher Formativi sono dei “buoni” emessi solitamente dalle pubbliche Amministrazioni (Regioni e Province) che consentono la partecipazione a percorsi di formazione erogati dagli organismi di formazione accreditati.
Il Sole Costa è un’agenzia accreditata dalla regione Toscana per cui è possibile fare la formazione all’interno della nostra struttura.
Fare Formazione grazie ai voucher è un’opportunità migliore rispetto a quella offerta dalla formazione tradizionale, perché consente una scelta maggiore e la possibilità di disegnarsi un percorso personalizzato.
Al Sole Costa Studio c’ è la possibilità di essere aiutati a capire quale e come può essere organizzato un percorso di formazione finalizzato alle esigenze delle persone, in base ai propri bisogni.
I voucher sono stati introdotti in alcune regioni italiane a partire dal 1998 grazie alla normativa europea che ha consentito di orientare alcune risorse comunitarie e nazionali verso percorsi di formazione individuale scelti direttamente dai singoli destinatari in base alle proprie esigenze e fabbisogni. I voucher sono infatti finalizzati a sostenere la realizzazione dei progetti formativi dei singoli individui al fine di soddisfarne le esigenze di aggiornamento ed ampliamento di conoscenze e competenze professionali.
Grazie ai voucher i singoli individui interessati a frequentare un corso di formazione a pagamento possono richiedere il finanziamento o cofinanziamento alla Regione o Provincia di residenza/domicilio, tramite bandi regionali o provinciali.
Due sono le tipologie di voucher a disposizione:
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la prima, nell’ambito della L 236/93, assegnata a lavoratori dipendenti e atipici, per percorsi di formazione individuale scelti autonomamente dal lavoratore e frequentati al di fuori dell’orario di lavoro;
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o, in base alla legge 53/00, la frequenza di attività la seconda, riservata a lavoratori dipendenti, per percorsi di formazione contrattati all’interno dell’azienda presso cui si lavora: in questo caso, la frequenza ai corsi è resa possibile dai congedi formativi retribuiti, che permettono formative durante l’orario di lavoro.
In questo momento in Toscana è possibile usufruire di voucher formativi.La Provincia di Pistoia ha indetto un bando per la richiesta di voucher formativi per un importo massimo di € 3000.
Le richieste saranno ammesse dal 10 Novembre 2008 fino al 31 Dicembre 2010.
Possono presentare domanda soggetti residenti o domiciliati in provincia di Pistoia, che abbiano conseguito il diploma di scuola media superiore e che siano iscritti ai centri per l’impiego in stato di disoccupazione, ivi compresi i lavoratori in CIGS e in mobilità.
Comunque, ora che siamo nel 2009 la prospettiva è molto positiva in quanto ci saranno in uscita altri voucher.
Quindi affrettatevi e scegliete quale percorso fare per realizzare il vostro sogno lavorativo.
Se avete dubbi o avete bisogno di maggiori informazioni potete contattarmi al seguente indirizzo
carla@solecosta.com
Tags: Certificazioni, Crediti formativi, Sole Costa, Voucher
Scritto per a.marsala il gen 14, 2009 in
Photoshop
Il primo articolo del nostro blog è dedicato a Photoshop. Andremo a scoprire cosa sono e a cosa servono i metodi di fusione, strumento potente ma spesso sottovalutato, soprattutto dai newbie della grafica 2D
buona lettura
a.m.

fig.1 Elenco dei metodi di fusioni presenti in Photoshop Cs4
I metodi di fusioni (figg.1) rappresentano un ottimo strumento non distruttivo per modificare le nostre immagini. Fatta salva la conoscenza dell’uso di base dei livelli (o layer) l’uso dei metodi è molto semplice. Basta avere due immagini che si sovrappongano una sull’altra parzialmente o completamente. Nell’esempio che andiamo ad affrontare (figg.2) abbiamo creato un livello riempito con una sfumatura molto colorata, mentre il secondo livello contiene l’immagine di un paesaggio. Chiaramente in base alla posizione che l’immagine occupa (sopra o sotto) gli effetti che andremo a ottenere saranno diversi. L’immagine finale è stata ottenuta aggiungendo una maschera di livello alla parte che non doveva subire l’effetto del metodo di fusione.

fig.2 Esempio metodi di fusione a) immagine di partenza b) gradiente c) risultato finale con l'applicazione del metodo Luminosità e di una maschera di livello
Chiaramente essendo i metodi delle modifiche non distruttive, possiamo in qualunque momento (a
patto di mantenere intatta la struttura dei livelli, per esempio salvando il nostro file in formato .psd)
tornare alla situazione di partenza o modificare sia i metodi sia la loro forza (agendo per esempio
sul parametro opacità)
Qui di seguito viene descritta in maniera sommaria la funzione di ogni singolo metodo. In realtà ad
una funziona “tecnica” corrisponde anche (e soprattutto) una funzione sensoriale. I metodi sono
infatti usati spesso come filtri per dare maggior pathos all’immagine, renderla più inquietante o più
rilassante.

fig.3 Esempio metodi di fusione applicato a un'immagine duplicata a)immagine di partenza b) applicazione del motodo Sovrapponi c) applicazione del motodo Moltiplica d) applicazione del motodo Scolora
Per esempio nelle figg.3 possiamo vedere un esempio di utilizzo del metodo Sovrapponi applicato
ad un’immagine di cui è stato duplicato il suo unico livello (CTRL+J). In questo caso il metodo
serve a rendere l’immagine visualizzata più “drammatica” rispetto a quella originale. Un effetto
simile si può anche ottenere utilizzando il metodo moltiplica, mentre al contrario il metodo Scolora
da all’immagine un tono decisamente più soft.
I metodi di fusione servono inoltre a risolvere casi particolari di fotomontaggi, come quello
presentato nelle figg. 4

fig.4 Esempio metodi di fusione per fotomontaggio a) immagine di sfondo b) immagine da applicare c) risultato ottenuto con il metodo Scurisci d) risultato ottenuto con il metodo Scurisci con l'aggiunta di una trasformazione di tipo "altera"
In questo caso è stato utilizzato il metodo Scurisci per rendere la caffettiera (originariamente su
fondo bianco) un oggetto appartenente alla pagine del libro. Infatti questo metodo, analizzando le
due immagini fa vedere solo il colore più scuro. Considerando che il colore bianco del fondo è in
assoluto il colore più chiaro con cui abbiamo a che fare, perde sempre la sua battaglia con gli altri
colori sparendo e facendo vedere in questo caso, il fondo del foglio del libro.
In generale il consiglio che posso dare è quello di provare a utilizzare i vari metodi provando i vari
effetti, e cercare di confrontare il risultato con il “dizionario” sottostante.
Metodi di fusione
● Normale, l’immagine superiore prevale su quella inferiore
● Dissolvi, funziona solo con il valore di opacità compreso tra 1% e 99%. Rende trasparenti
dei pixel scelti a caso sull’immagine a cui è applicato il metodo. Minori è l’opacità di questo
livello, maggiore sarà il numero dei pixel che verranno resi trasparenti
● Sovrapponi, funziona come moltiplica e scolora applicati insieme. Le zone scure si
scuriscono e le chiare si schiariscono. Da un taglio più forte all’immagine.
● Luce soffusa, utilizza un algoritmo simile a quello di sovrapponi, solo in maniera meno
marcata. Se sovrapponi utilizza dei metodi che moltiplicano I pixel, luce soffusa utilizza un
metodo che li somma.
● Luce intensa, analizza la luminosità dell’immagine e funziona come scolora per I pixel che
hanno una soglia di luminosità superiore al 50%, mentre funziona come moltiplica con I
pixel che hanno una luminosità inferiore al 50%
● Differenza, individua quale delle due immagini ha la luminosità più bassa. Questo valore
viene sottratto al valore della luminosità più alta appartenente all’altra immagine. Se
applichiamo il metodo ad un livello e al suo duplicato otteniamo il colore nero
● Colore, modifica I colori delle immagini agendo sul metodo di lavoro HSB. La luminosità
viene presa dall’immagine base, mentre tonalità e saturazione vengono presi dal livello a cui
questo è applicato. E’ spesso usato per la correzione degli “occhi rossi”.
● Saturazione, modifica I colori dell’immagine agendo sul metodo di lavoro HSB. Vengono
mostrati I grigi dell’immagine a cui è applicato e vengono preservati Tonalità e luminosità
dell’immagine di base.
● Tonalità, modifica I colori dell’immagine agendo sul metodo di lavoro HSB. Vengono
mostrate le tonalità dell’immagine a cui è applicato e vengono preservati luminosità e
saturazione dell’immagine di base
● Luminosità, modifica I colori dell’immagine agendo sul metodo di lavoro HSB. Vengono
mostrate la luminosità dell’immagine a cui è applicato e vengono preservati tonalità e
saturazione dell’immagine di base
Metodi “scurenti” : servono per scurire l’immagine, usando algoritmi diversi.
● Moltiplica, I valori dei pixel vengono moltiplicati ottenendo quindi un’immagine più scura.
Un colore moltiplicato per il bianco è uguale a se stesso, un colore moltiplicato per il nero è
nero. Si usa soprattutto per accentuare le ombre
● Scurisci, analizza le due immagine e visualizza solo il pixel più scuro.
● Colore brucia, scurisce il colore con l’effetto di aumentare il contrasto
● Brucia lineare, scurisce il colore con l’effetto di diminuire la luminosità
Metodi “schiarenti”: servono per schiarire l’immagine, usando algoritmi diversi.
● Scolora, l’inverso dei valori dei pixel vengono moltiplicati ottenendo quindi un’immagine
più chiara. Un colore scolorato nero è uguale a se stesso, un colore scolorato bianco è
bianco. Si usa soprattutto per accentuare le luci.
● Schiarisci, analizza le due immagini e visualizza il colore più chiaro
● Colore scherma, schiarisce il colore con l’effetto di diminuire il contrasto
● Scherma lineare, schiarisce il colore con l’effetto di diminuire le ombre
Tags: grafica raster, Livelli, Metodi di fusione, Photoshop, Sole Costa